Domenica, 14 Maggio 2000 13:55

Voleremo di più! Che bello! (2000)

Scritto da

In merito alla votazione sul primo pacchetto di accordi bilaterali con l’UE (21 maggio 2000)

Voleremo di più! Che bello!

Non è facile parlare brevemente degli accordi bilaterali nella loro complessità. Qui voglio almeno esprimere il mio disappunto (ma non la mia sorpresa) di fronte alla facilità con cui la sinistra dice il suo SI. In nome dell’apertura e, manco a dirlo, del progresso del paese. A spingermi a scrivere è il titolo sconcertante apparso nell’inserto di Area sui bilaterali: «Voleremo di più». Questo sarebbe uno degli indiscutibili vantaggi offerti dai trattati. «Diminuiranno i prezzi e aumenterà sicuramente l'offerta di voli. Le compagnie elvetiche potranno aumentare i loro scali». Che meraviglia! Che bellezza! Figata! Tutti a volare, socialisti compresi, quasi gratis per i cieli liberalizzati d'Europa! Ma il traffico aereo non andrebbe invece ostacolato e ridotto? E per soddisfare gli interessi della compagnia privata Swissair non si sono forse fatte concessioni importanti sul traffico terrestre (strada/rotaia)? Non importa: un futuro radioso ci attende. Come ricorda lo stesso inserto, «continuerà quindi il trend degli ultimi 10 anni che si è concluso con una crescita delle partenze dagli aeroporti del 63%». Chi cercasse una sfumatura critica in quell’articolo non la troverebbe.

E poi, sempre sull'onda del progresso, evviva la libertà di ricerca: «i ricercatori elvetici potranno dirigere progetti dell'Unione europea», eccetera. Ma quali progetti? In che contesto istituzionale, voluti e finanziati da chi, per quale società? La ricerca è buona in sé? Ricerca = progresso = benessere universale = democrazia (e magari socialismo)? Come ci spiega lo stesso inserto di Area, «si aprono nuove prospettive di collaborazione in campi d'avanguardia, come per esempio quelli della tecnologia informatica e delle telecomunicazioni». Ce ne dobbiamo rallegrare? Pare di sì. Così l'economia tira (sempre nella stessa direzione). Mi limito a questi due esempi, ma potrei soffermarmi anche sul titolo, che è tutto un programma, «Il prosciutto sarà meno caro».

Certo, l'idea che il progresso tecnologico e la crescita economica e dei consumi siano la base indispensabile della felicità dei popoli è fin dalle origini nel DNA della sinistra (esclusa qualche corrente anarchica), come in quello delle varie forme di liberalismo. Fra quanti secoli si abbandonerà l'illusione «progressista», palesemente vanificata dalla realtà?

Resta l’altra dimensione di questo voto, quella dell’apertura. Ma a cosa ci si vuole aprire? Al mondo a una dimensione, mi pare. Qualcuno dirà giustamente che già ci siamo. La disperante constatazione non è motivo sufficiente per votare SI con tanto entusiasmo.

La propaganda a favore dei bilaterali – dagli ambienti industriali alla sinistra – gioca molto sulla scelta schematica tra due opposti: apertura/chiusura – opportunità di crescita/isolazionismo autolesionistico. Forsa le cose non stanno esattamente così. Si arriva anche alla menzogna palese: vedi l’annuncio a pagamento del comitato a favore («Proteggiamo le nostre Alpi… accordi bilaterali SI»).

Ancora una volta sento una sola voce dissenziente nell'orizzonte rosso/verde ticinese: quella di Giorgio Canonica (vedi La Regione del 6 maggio: «Bilaterali, un No verde»). Invito a leggerla e mi limito a citare questa frase: «votare No non significa sposare le scelte oscurantiste, isolazioniste, paleoidentitarie che emanano dall'area blocheriana, bensì esprimere un voto antiliberista, antiglobalizzazione». Ma siccome lo dicono in pochi, ogni NO (anche il mio, ma forse voterò in bianco) verrà messo sul conto della destra più becera. La sinistra, si sa, è progressista.

Danilo Baratti

Maggio 2000

(Voleremo di più! Che bello!, «Area», 19 maggio 2000, p. 14)